Quale amico in Cristo abbiamo

Joseph Medlicott Scriven nacque nel 1819 in una piccola cittadina dell’Irlanda (Seapatrick) non molto distante da Dublino, da genitori benestanti. Si laureò al Trinity College di Dublino. Da giovane voleva seguire le orme del padre nella Royal Marine, ma la sua salute cagionevole non glielo permise. All’età di ventisette anni, cioè nel 1846, decise di lasciare il suo paese natale ed emigrare in Canada. I motivi di questa decisione sembra furono da una parte l’influenza religiosa dei “Plymouth Brethren” (“Fratelli di Plymouth”, denominazione proveniente dall’anglicanesimo, sulla quale però non ci soffermiamo in questa sede per motivi di spazio), che lo portarono ad allontanarsi dalla sua famiglia, e dall’altra la morte accidentale della sua fidanzata che annegò la sera prima del loro matrimonio. Una volta in Canada, insegnò aWoodstock e Brantford (Ontario), e fu tutor alle dipendenze della famiglia Pengelly vicino Bewdley. Fu lì che conobbe Eliza Roche, parente dei Pengellys, con la quale si fidanzò. In quella che sembra davvero una incredibile coincidenza, Eliza morì poco prima del loro matrimonio. Dopo la morte della sua seconda fidanzata, Scriven aderì alla chiesa dei Fratelli di Plymouth, aiutando i membri anziani della comunità. L’inno “What a Friend we have in Jesus” (in italiano: “Quale amico in Cristo abbiamo”) fu scritto nel 1855 non per essere pubblicato. Scriven, dopo aver appreso che sua madre si era ammalata gravemente, non potendo tornare dal Canada nella lontana Dublino per farle visita, le scrisse una lettera di conforto e abbinò alla lettera le parole di questo inno. In seguito una rivista religiosa pubblicò questa poesia e qualche tempo dopo Scriven morì. Ma la sua poesia continuò a vivere in un modo che egli mai avrebbe potuto immaginare. Il grande compositore del Risveglio Ira Sankey, che lavorava con Dwight L. Moody, lo pubblicò in un libro di inni, (già in origine con la melodia di Charles C. Converse) e venne cantato nelle campagne evangelistiche di Moody. Presto “What a Friend we have in Jesus” divenne uno degli inni più famosi d’America (lo è tuttora). I missionari lo esportarono in molte altre nazioni, tra cui l’Italia, ed oggi è annoverabile tra gli inni protestanti più conosciuti e cantati al mondo. La melodia, come detto, fu composta dall’americano (del Massachusetts) Charles Crozat Converse. Questi frequentò l’accademia musicale ad Elmira (nello stato di New York). Nel 1855, si recò in Germania per studiare musica sotto Plaidy, Richter, e Hauptman, e fece anche amicizia con Franz Liszt e Louis Spohr. Tornato in America, nel 1861 si laureò anche in legge presso laAlbany University e nel 1895 conseguì anche un dottorato presso il Rutherford College. Lavorò come avvocato a Erie, Pennsylvania e nel contempo, pur non svolgendo l’attività di musicista, compose diverse opere ed alcuni brani per conto di Ira Sankey eWilliam Bradbury.
La presente melodia fu scritta appunto nel 1868 dietro invito di Ira Sankey per musicare espressamente l’inno che Joseph Scriben aveva scritto per la madre ammalata e di cui Sankey era venuto in possesso (Converse intitolò questa melodia “Erie” proprio in onore della cittadina in cui viveva). Due piccole precisazioni: il testo di Scriben fu in seguito musicato anche da altri compositori protestanti con loro melodie (John Zundel nel 1870, George C. Stebbins nel 1878 e William P. Rowlands nel 1905) e per contro la melodia di Converse fu abbinata ad altri testi posteriori, di cui uno (invero penoso ed anche volgare) dal titolo “When This Bloody War is Over”, in uso tra i soldati durante la prima guerra mondiale, le cui parole nulla hanno a che vedere con il cristianesimo e/o con la religione in generale.
Terminiamo dicendo che il testo italiano, di autore anonimo, risulta fedele nella traduzione all’originale inglese di Scriben. In Italia esso fu tuttavia poco utilizzato (più che altro dalle Chiese libere e le Chiese dei Fratelli), preferendo ad esso un altro testo italiano ad opera di Ines Ferreri (“Perché mai nel duolo assorto...”). Addirittura oggi il testo originale, cioè “Quale amico in Cristo abbiamo”, in alcuni innari è riportato con la musica di una melodia Morava dell’inizio del 1700 che davvero non c’entra nulla con la storia di questo canto che abbiamo cercato di riassumere. Abbiamo quindi riproposto l’inno con il testo e la musica originali, così come viene cantato in tutto il mondo protestante. (A nostra conoscenza, attualmente il corretto accoppiamento musica/testo è presente in Italia solo nell’innario “Canti di Lode” della ChiesaAvventista).